mercoledì, 30 novembre 2005
Pochi minuti e la valigia si chiuderà.
Sono urlata.
E mi chiudo anche io lì dentro.
Si parte per la guerra e non sono armata.
Ma, a volte, per vincere non serve combattere, basta resistere.
Ho tutto quello che mi serve per assolvere questo compito.
Questo dovere nei mie confronti.
Al posto dei capelli pistilli e stami per invitare le api a succhiarmi via i pensieri. Il miele è pericoloso, tanto dolce quanto invischiante: una carta moschicida.
Mi vesto con un puzzle di petali la pancia, comodo giaciglio per quel gatto giovane ed esuberante cui piace acciambellarsi proprio lì.
Mi sono sbagliata, non c’è dubbio: avevo coltivato una pianta carnivora e quelle, si sa, non fioriscono a primavera. Sono resistenti ai ghiacci.
Sono urlata.
E mi lascio urlare. Tutta. Da questa catapulta.
Ci rivedremo…


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martedì, 29 novembre 2005
E se mi sposassi?

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lunedì, 28 novembre 2005
Non lo sapevo.
Te lo giuro: non lo sapevo.
Non lo sapevo che mi piaceva guardarmi nello specchio riflettente, tanto diverso dal mio di stoffa a quadretti. Non lo sapevo che se saltavo sulle punte avrei infilato la testa nelle nuvole. Non lo sapevo che se cantavo sott’acqua si sentiva anche da sopra gli scogli. Non lo sapevo che i granchi non sono solo arancioni come nei cartoni animati. Non lo sapevo che il caffè profuma anche quando lo preparano gli altri. Non lo sapevo che il telefono non serve per parlarsi. Non lo sapevo che se trattengo il respiro per mesi poi non esplodo come un rospo con una sigaretta in bocca. Non lo sapevo che una sigaretta non si fuma se non la accendi con l’asfalto. Non lo sapevo che i fiori ce li ho solo in testa e nella pancia. Non lo sapevo che le cornacchie non hanno una voce così sgradevole quando sputano sulle teste pelate che passano sotto, mentre se ne stanno appollaiate sugli alberi. Non lo sapevo che una croce non è una X. Non lo sapevo che certe volte qualcuno deve esserci. Non lo sapevo che certe cose si comprano e altre qualcuno le elemosina. Non lo sapevo che il vento li pettina i capelli impigliati di salvia. Non lo sapevo che non si affetta solo il prosciutto. Non lo sapevo che le figurine dei calciatori si vendono e non si scambiano. Non lo sapevo che i morsi non sono baci appassionati. Non lo sapevo che i rami degli alberi possono accecarti perché l’albero ti cresce dentro e gli occhi sono l’unica via di fuga per espandersi e vengono scalzati da dentro. Non lo sapevo che chi ti guarda non è detto che voglia farlo. Non lo sapevo che si poteva sognare a voce alta. Non lo sapevo che le sirene, se non escono fuori dall’acqua ogni tanto, marciscono. Non lo sapevo che puzzano anche le parole. Non lo sapevo.
Non lo sapevo, lo giuro.
Figurati se sapevo che dire “ciao” potesse diventare una bestemmia.



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lunedì, 28 novembre 2005
La notte ti somiglia
è nera nera nera nera nera nera nera nera
e sembri una creatura sincera
l'amore mio non sbaglia
sei vera vera vera vera vera vera vera
vera e bella e dormi sulla mia spalla
la notte mette dubbi
ed è pianura nera che confonde
le parole della sera
la luna mi somiglia
fa finta di dormire e poi si cerca
nelle ombre sulla faccia

Tu dormi e sogna così
dormi che sono sveglio
sogna quello che vuoi
tu dormi e sogna così
tutto il sonno che manca
sogna meglio che puoi
e il buio si prende tutto

le tue lenzuola bianche bianche
bianche bianche bianche bianche e
stanche delle mie gambe nervose

Ti bacio e non mi senti
i tuoi capelli neri neri neri neri
neri nei pensieri
ti bacio gli occhi e non senti
ti giri e poi mi chiami
amore mio mi ami e dormi ancora
fino a domani
io ti disegno un santo
che forse ti capisce suggerisce
ti sorregge ci protegge

Tu dormi e sogna così
dormi che sono sveglio
sogna quello che vuoi
tu dormi e sogna così
tutto il sonno che manca


Avion Travel

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domenica, 27 novembre 2005
Non è graffiata la mia foto.
Quella in cui saltavo in mezzo alle luci che si inseguivano sul pavimento.
I nostri piedi nudi e i sorrisi l'uno attaccato all'altro.
No, non è graffiata: sta in fondo ad un cassetto.
Tu non lo apri, ma io sorrido ancora.
Te l'ho regalato quel sorriso e tu puoi farci quello che vuoi.
Ora ne ho un altro che si chiede dove sia nato e perché se il suo predecessero è stato incarcerato senza accusa né processo.
Sono un insetto spiaccicato contro la finestra della luna, ma ancora sbatto le ali. Non so se per riprendere il volo o per staccarmi dal vetro e andare in caduta libera.
L'istinto non si spiega. Ma fa sopravvivere a tutto: anche alla polvere che mi ricopre dentro quel cassetto.
Magari domani mi butti nel cestino dell'immondizia e, tra barattoli di conserva vuoti e bucce di mela, mi sentirò al mio posto.
Ora vado a saltare di pozzenghera in pozzanghera che, per sporcarmi, non ho bisogno di ali che funzionino.
Respirerò così forte da aspirare tutto il cielo che si sostituarà a questo cervello che ora non mi serve.
Mi rotolerò sui marciapiedi e ricorderò quando, qualche giorno fa, la neve si posava sulle mie ciglia, come un omaggio.
Mi faccio spazio dentro di me come fossi un armadio pronto al cambio di stagione.



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sabato, 26 novembre 2005
11

Mi parla. Ti parlo. Ma mi parlo...




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venerdì, 25 novembre 2005
Piangi nella notte
cosicché nessuno ti veda
Ridi nella notte
cosicché nessuno capisca
Pochi passi a piedi nudi
sulla terra fredda
ti riportano al mattino
Non senza fatica
Anche oggi...
...e anche domani

Apri gli occhi
verso la guarigione



Marco Parente


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mercoledì, 23 novembre 2005
Ho i capelli tutti colorati e non me ne ero accorta fino a che non mi sono guardata nel riflesso del vetro del treno.
Il vecchietto davanti a me russava e quel signore un po' più in là aveva un'orrida cravatta grigia di lana che si gretolava nella severità dei suoi occhi.
Svogliato il ragazzo infreddolito che serviva quella schifezza che osano chiamare "caffè".
Notti scivolate negli sguardi al buio mentre, impietoso l'orologio, diceva che l'alba stava per sopraggiungere.
Una risata soffocata sotto un cuscino per non svegliare la tartaruga dal letargo.
Cinema in cui non si entra perché non si riesce a guardare l'ora mentre si cammina senza che abbia alcuna importanza dove si mettono i piedi.
E quegli occhi che mi fanno sentire intonata. Una lastra di vetro sul pavimento, una lastra da saltare per le vertigini e una città elegante che esplode di luci.
Creme soffici per pastrugnarsi i piedi e sorridere. E abbracci.
Non solo alla stazione dove si perdono i treni, ma negli sguardi. Quegli sguardi che dicono il nome giusto delle cose, senza giri e romanticismi beceri.
Il té alla mattina non è mai stato così buono.
Poi si parte ancora, notti in piedi. Controllori gentili e passeggeri invadenti. Il sole che sorge nella mia città e io che qui, per la prima volta, sono solo di passaggio.
Poi carezze. Carezze a un gatto di neve. Ad un arlecchino che vuole dipingere. Nessuna pretesa, nessun saccheggio.
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martedì, 15 novembre 2005
Sono pronta.
Lo zaino è quasi vuoto.
Un paio di occhiali viola da pornosegretaria.
Un taccuino su cui scarabocchiare la nebbia che si posa sulle ciglia.
Qualche foglietto senza cui non ha senso nemmeno il mio nome.
Una penna rossa, perché certe cose si scrivono solo col sangue sintetico.
Le mie mutande rosse: arriverà all'improvviso capodanno e io ci sarò. Tutta intera.
Un accendino per dar fuoco alla puzza dei cattivi umori.
Semi dentro le scarpe per camminare sui fiori senza ucciderli.
E una canzone nella testa, la nostra Angelina, mentre ti ritrovo senza che ci siamo mai perse.
Ho le chiavi in mano, ma non le porterò con me. La porta è chiusa e mi lascio cadere dal filo che mi sorregge. Cambieranno un po' di cose, lo so...
Io intanto vado e mi guardo i piedi mentre cammino, scriveranno loro per me...
Lascio un sorriso per chi lo vuole, fino a che non torno...

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domenica, 13 novembre 2005
Non ci penso, Non ci penso. Non ci penso.
Tanto più non ci penso e più pesa.
Intanto mi rimbocco i pantaloni e mi arriccio i capelli d'umidità. Rimmel su una fotografia e pioggia dalla bocca.
Che poi tutta questa faccenda è solo un cruciverba da compilare senza avere le definizioni.
Io ci parlo con i cani e, forse, una parola me la meritavo.
I meriti non esistono, è vero, lo dico sempre.
E domani me li soffio i calcinacci dal naso, domani.
Però da dietro questo fumo vedo un Arlecchino che non sa dire il nome dei colori, eppure ce li ha tutti.
Sorrido viola come l'orizzonte che mi ha raccontato e aspetto che gli occhi si chiudano, senza senso.


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