domenica, 08 gennaio 2006
Valigie pronte. Ho dimenticato tutto quello che mi servirà e preso quello che avrei dovuto, probabilmente, lasciare qui o da qualsiasi altra parte che fosse lontana da me. [Longe de mim].
Ma sono una fanciulla fortunata, sto dentro una testa. La testa che mi interessa.
Due mesi sono tanti, ma quando tornerò avrò un sorriso per tutti. Proprio tutti.
A presto.
martedì, 03 gennaio 2006
Spero che tu stia pensando a me e che tu sappia che non c'è due e nemmeno tre...
Documenti da spedire, capelli da pettinare, portacenere da svuotare, cervello da annacquare.
Ormai è tutto una lista della spesa fino a che non scende la sera e mi ritrovo a ridere, acciambellata sotto il piumone con una voce nell'orecchio.
E poi una parola dall'insospettata bellezza mi appare, per un attimo, come fosse un'insegna luminosa che sfavilla nel buio della mia stanza.
Adèsso
Io non la pronuncio così e non la pronuncerò mai così (se non per gioco) e d'improvviso scopro che è questo il suono giusto.
Il suono che voglio sempre sentire.
Come mai nessuno me ne aveva informato prima? Sarebbe stato più facile!
Oggi calzini a righe, perché mi sento un pentagramma.
Sì, sono ancora svuotata di note, ma stanotte, dopo le incombenze di un quotidiano schifoso, proprio stanotte, devo essere pronta per sentire quella parola.
lunedì, 02 gennaio 2006
Io non sopporto chi fa rumore quando mangia la minestra o il brodo.
Io non sopporto le donne con i baffi.
Io non sopporto chi si veste sempre di giallo.
Io non sopporto chi mi dice che devo mangiare il baccalà.
Io non sopporto le giornate in cui qualsiasi cosa è fuori posto.
Io non sopporto chi è sempre ordinato e chi non lo è mai.
Io non sopporto il limone nella coca cola.
Io non sopporto chi sta sempre a dieta e vorrebbe convincermi a passare dalla sua parte.
Io non sopporto chi non mangia mai le verdure.
Io non sopporto chi cambia sempre idea e chi non la cambia mai.
Io non sopporto chi ha le unghie die piedi lunghe.
Io non sopporto chi mi dà sempre ragione, pur di non starmi a sentire.
Io non sopporto chi non si ricorda mai nulla e chi si ricorda sempre tutto.
Io non sopporto chi mi dice che passo troppo tempo a pensare.
Io non sopporto chi sorride sempre e comunque e chi non sorride mai.
Io non sopporto chi dice di amare una persona e poi non si ricorda nemmeno il suo nome.
Io non sopporto le donne con le canottiere e i peli sotto le ascelle.
Io non sopporto quando mi si dice che i formaggi puzzano.
Io non sopporto chi cambia canzone nella mia stanza, senza degnarmi nemmeno di uno sguardo.
Io non sopporto chi tocca i miei libri senza essere tra le persone che amo.
Io non sopporto di scrivere lettere e poi non spedirle mai.
Io non sopporto il mal di testa.
Io non sopporto il vino che sa di tappo.
Io non sopporto che mi si dica cosa penso e cosa sento.
Io non sopporto un miliardo di cose.
L'anno inizia così, con rigurgiti di intolleranza.
Mi serva da promemoria.
lunedì, 02 gennaio 2006
Un caminetto in cui la legna scoppietta forte. Legna bagnata e difficile da accendere, ma qualcuna ha gridato “Vivi!” mentre soffiava forte sulle poche scintille e abbiamo vinto.
Sorrow's child sits by the river
Sorrow's child hears not the water…
La tavola apparecchiata, ben imbandita e la casa vuota.
Il mare si gonfia e il vento mi riporta ai ricordi dell’isola dove tra poco mi interneranno di nuovo.
And just when it seems as though
You've got strength enough to stand
Sorrow's child all weak and strange
Stands waiting at your hand
Guardo la porcellana bianca dei piatti disposti ordinatamente sul tavolo e ci vedo i guizzi del fuoco, una sigaretta stancamente si consuma tra le mie dita.
Sorrow's child steps in the water
Sorrow's child you follow after
Sorrow's child wades in deeper
Sorrow's child invites you under
Canticchio a mezza bocca, prendendo un’altra sorsata dal mio bicchiere. Mi bruciano le ginocchia per la vicinanza con il fuoco, ma non mi sposterò. Temo troppo il freddo: meglio bruciarmi e sciogliermi.
And just when you thought as though
All your tears were wept and done
Sorrow's child grieves not what has passed
But all the past still yet to come
Ripasso mentalmente i nomi di chi ci sarà a cena e di chi non prenderà posto intorno al tavolo rotondo. Sempre i miei soliti e noiosi giri di pensieri sui nomi, fisso le olive, sapientemente poggiate tra una fetta e l’altra dei salumi, a rendere il panorama più curato. “Mi sono impegnata”, sembrano dire quelle gocce verdi, poco prima pressate l’una contro l’altra in un barattolo di acqua e sale.
Sorrow's child sits by the water
Sorrow's child your arms enfold her
Sorrow's child you're loathe to befriend her
Si spegne un sorriso forzato quando le labbra si schiacciano ancora contro il vetro del bicchiere…
but in sorrow surrender…
Qui finisce la canzone per me. Mi alzo e vado ad aprire la porta: “bentornati, vi aspettavo”. Solo per un istante mi volto indietro e guardo nelle punte di quelle fiamme, come a voler porgere un saluto a qualcuno. Dal basso verso l’alto quel saluto si disperde.