venerdì, 31 marzo 2006
La testa piena di acqua inquinata. Pesci galleggiano, ormai morti. Aria buona piena di sole preme contro le narici, ma non riesce a entrare.
Mi areno su soffici cuscini dai colori tenui e per un momento mi sento più leggera.
Ludovico accarezza i tasti e poi li pesta, sorridendo e piangendo, riversandosi nella mia stanza come una pioggia carica di sabbia africana.
Velocemente tutto diventa arancio e mattone, anche la copertina del libro che tengo sulla pancia, per scaldarmi.
Certe cose non si possono dimenticare: quando qualcuno ti lecca le ciglia un lembo di tempo si stacca e ti cade in tasca.
Mai mettere le mani in tasca senza pensare.
Forse per questo le monete le butto sempre nella borsa, insieme a tutto il resto.
martedì, 28 marzo 2006
...una sirena con la coda di una balenaCapita, a volte, di alzare gli occhi e di vedersi affacciati a un balcone.
lunedì, 27 marzo 2006
io non trascuro le comparse anzi dedico fasci di luce anche alle loro facce appena un po' più spente di quelle che occupano il centro della scena raggiungo i comandi e illumino le loro quiete timide danze
sogno continuamente circa 22 querce che dovrei senza esitare bruciare
vedo continuamente circa altrettante estati e una da consegnare senza esitare alle stesse fiamme
le mie adorate continuamente e sempre 22 querce che dovrei senza esitare iniziare a bruciare
sogno un rogo che incenerisca tutto e mi lasci pensare al mio teatro alle ballerine alle mie luci che ne correggono gli errori non sono dopotutto così rari conosco a memoria tutti i passi piroette giochi d'anca le pause forzate
sogno continuamente circa 22 querce che dovrei senza esitare bruciare
vedo continuamente circa altrettante estati e una da consegnare senza esitare alle stesse fiamme le mie adorate continuamente e sempre 22 querce che dovrei senza esitare iniziare a bruciare
Falò di Querce, Valentina Dorme
sabato, 25 marzo 2006
Sempre stesso treno. Stesso tragitto. Stesse facce tese e stanche. Stessi odori di spezie, come quelli sulla nave dellla prima volta in Grecia.
Anche le occhiaie non cambiano e fanno compagnia al sapore che non si stacca dal fondo della lingua. Oggi vorrei "ammalarmi" di sindrome di Stendhal e fare un giro nei boschi di Schiele, sporcandomi di arancione e marrone bruciato. Danzare in un girotondo di Matisse, perdermi nelle geometrie di Escher per poi riposare sulla "sua" costa amalfitana. Nuotare nel Blu di Mirò e affondare radici nella terra insieme a Frida. Invece devo portare a spasso la mia carne. È tempo di tingerla nuovamente di colori e di riaprire sentieri per la danza del Kokopelli. Fammi vibrare il midollo.
venerdì, 24 marzo 2006
È quando non penso che sto pensando che mi fregano. Mi si parano davanti agli occhi scenari immaginati. Puzzle perfetti di dettagli vissuti, ma senza soluzione di continuità. E io assisto a un matrimonio non ancora celebrato al quale non sarò invitata, eppure senza di me non avrebbe mai potuto avere luogo.
Una signora, che non resiste alla tentazione di acquistare oggetti minuscoli, mi sorride mentre io trovo in un cassetto un calzino spaiato che avrei dovuto riconsegnare prima dell'impero del freddo. Soffio sulla sabbia, forte, presa dall'istinto doloroso e irrefrenabile di spostarla, ma qualcuno, mentre dormivo, deve averla incollata come in un quadro etnico. Mi vedo camminare in una bufera di neve, i piedi bagnati.
Non sono mai preparata la freddo.
Il tubo della mia doccia si sta rompendo e fa lo stesso "rumore" di Alien. Passeggiano sul mio soffitto uomini inginocchiati.
Tengo per mano un gatto che si lecca il pelo, ma mai le ferite. Ci si chiede perché Pasolini sia edito da Mondadori e sfilano in rassegna, orgogliose, domande.
Pensavo alle tue ciglia.
Il lavoro si trova.
Alcuni sono proprio veri amori.
Sei diventata più distaccata.
Si smette di sentirsi abbandonati.
Il punto interrogativo è solo un vizio di forma.
Ho visto cose che voi umani (quasi tutti) avete visto proprio come me, ma le mie mi pesano di più.
mercoledì, 08 marzo 2006
[...] Il movimento delle dita, il linguaggio dei sordomuti, scrivere sul corpo il desiderio del corpo. Chi ti ha insegnato a scrivere col sangue sulla mia schiena? Chi ti ha insegnato a usare le mani come ferri per marchiare? Hai inciso il tuo nome sulle mie spalle, hai apposto su di me il tuo marchio. I polpastreli delle tue dita sono diventati punzoni, trasmetti un messaggio alla e sulla mia pelle, il messaggio viene recipito nel mio corpo. Il tuo codice Morse intralcia il battito del mio cuore. Avevo un cuore sano prima di incontrarti, potevo contare su di lui, era stato in prima linea ed era diventato forte. E adesso alteri il suo incedere con il tuo ritmo, lo suoni per me, pizzicandomi come una corda di violino.
Scritto sul corpo c'è un codice segreto, visibile solo in certe condizioni di luce; quello che si è accumulato nel corso della vita si ritrova lì. In certe parti il palinsesto è inciso con forza tale che le lettere si possono sentire al tatto, come fosse stato scritto in braille. Preferisco tenere il mio corpo ripiegato, al riparo da occhi indiscreti. Mai aprirsi troppo, svelare tutta la storia. Non sapevo che Louise avesse mani capaci di leggere. Mi aveva tradotto nel suo libro personale. [...]
Jeanette Winterson, Scritto sul corpo.
domenica, 05 marzo 2006
Il mio portafogli è una borsa che tengo nella borsa.
Non butto mai niente.
C'è uno stecchetto di un ghiacciolo mangiato in Toscana ai tempi del liceo.
Un pezzo di una tovaglia di carta, strappato a una serata calda di cocomero fresco in Calabria.
Un biglietto di un pullman per l'Abruzzo, per andare ad ascoltare le rane in riva al fiume.
Un sasso che sembra un confetto, raccolto su una spiaggia in Grecia.
Un foglietto dove ho copiato un paio di frasi che qualcuno si è premurato di dirmi per farmi sentire che c'ero.
Una locandina presa in un pub qui nella mia città in una notte che non finiva più.
Una pagina di un quadernetto scritta in rosso, a Milano.
Un accendino che ha deciso di smettere di funzionare proprio a Napoli.
Oggi, poi, ho trovato una foto ricordo in bianco e nero.
Di me.
L'ho scattata domani.
Forse qualcuno ci vedrà dei tratti orientali...
domenica, 05 marzo 2006
Siberia
Il ghiaccio si confonde
con il cielo, con gli occhi
e quando il buio si avvicina
vorrei rapire il freddo
in un giorno di sole
che potrebbe tornare in un attimo solo.
Forse stanotte,
se avro' attraversato
la strada che non posso vedere
poi in un momento
copriro' le distanze
per raggiungere il fuoco
vivo sotto la neve.
I nostri occhi impauriti
nelle stanze gelate,
al chiarore del petrolio bruciato
e oltre il muro il silenzio,
oltre il muro solo ghiaccio e silenzio.
Aspettero' questa notte pensandoti,
nascondendo nella neve il respiro,
poi in un momento diverso dagli altri
io copriro' il peso di queste distanze...
di queste distanze... di queste distanze...
Di queste distanze...
Diaframma
ogni tanto ci torno, proprio lì...
sabato, 04 marzo 2006
Usa tutto l’amore che porto
molto meglio che farlo marcire
girandoci intorno
che vederlo riposto con cura
e mangiarselo dentro
usa tutto l’amore che svendo
fa che non me ne resti più niente
che non debba trovarmi domani
a contare gli avanzi
fra le cose rimaste in un angolo
e prese dal tempo
così nuove da fare spavento
perché un giorno non le ha consumate
neanche un giorno
usa tutto l’amore che porto
fallo a pezzi per sbaglio o soltanto
per farlo sparire
non prestargli riguardo
ma trattalo con le tue mani
e consumalo come consuma
fa che non me ne resti più niente
che non occupi il posto degli angoli
dato al rimpianto
fra le cose che restano nuove
da fare spavento
perché un giorno non le ha consumate
neanche un giorno le ha mai consumate
neanche un giorno.
Cesare Basile
venerdì, 03 marzo 2006
Tutto cominciò da una gastrite e un po' d'insonnia.