giovedì, 20 aprile 2006
La pacificazione: non quella nelle parole, ma quella negli sguardi e in un tocco imbarazzato.
Una canzone da scoprire per sentire tutto.
Gli occhi puntati su un polso per trovare la strada da prendere.
Una risata e le parolacce.
E il peperoncino non è piccante, solo un po' aggressivo.
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mercoledì, 19 aprile 2006
Alvorada

Alèm, cà da alvorada
Eu sei que tudo traz
Talvez nao seja tarde
Para quem queira tentar
Já não pergunto nada
Já não, nao peço mais
Não tenho pressa de nada
Nem de dizer adeus.


Madredeus
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sabato, 15 aprile 2006
Neretva


Dove si corre impreparati ad avere paura
Dove assediano cose che si ignorano ancora
Dove scorre il tempo irreale e scorre l'acqua
È tutto qua: è tutto quello che c'è da vedere.
È tutto qua: è tutto quello che c'è da vedere.
È tutto qua: è tutto quello che c'è da vedere.

Mia specie degenerata in un clima alterato
Mio pensiero confuso tra limiti imprecisati
Mia ombra evanescente offerta all'assurdo
Mio luminario privato sul mondo smarrito
Tutto qua: è tutto quello che c'è da vedere
È tutto qua, è tutto quello che c'è da vedere.

Itinerario né migliore né peggiore
Pieno contro Vuoto.
Segno premonitore.
Itinerario né migliore né peggiore
Acqua contro Terra.
Sogno premonitore.

A mano a mano un sorriso di rassegnazione
A mano a mano un rituale di vita normale
A mano a mano nell'acqua
Il prima, il dopo, il perché delle parole.


Tremante svanisce
Tremante riappare
Forma transitoria
Che viene a mancare

Itinerario migliore svanisce
Itinerario peggiore riappare

Tremante svanisce e viene a mancare


Ginevra Di Marco

[Mi blocco e ascolto, consumando il tempo che non sento strisciare]

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sabato, 15 aprile 2006
Danza la Notte in punta di piedi sulla mia faccia di puntaspilli.
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venerdì, 14 aprile 2006
L'ora di affogare.
Arriva all'improvviso, ma non ti spiazza. Ha l'odore familiare del caffè la domenica mattina mentre ancora sonnecchi a letto e qualcuno, di là, lo prepara.
Ho una schifosa nostalgia del mio futuro. Sì, perché l'ho scientemente studiato nei minimi dettagli. So che abiti indosserò in quella e quell'altra occasione. So che sapore avrà il vino sorseggiato nella vigna rigogliosa in quell'esatto pomeriggio. So perfettamente di che timbro saranno le risate che mi scoppieranno in faccia.
Ho visto miliardi e miliardi di volte le bolle di sapone uscire dalle orecchie degli assenti in tutte le cose che mi accadranno e che richiederebbero presenza. Conosco i volti di tutti quanti e i loro accenti, il loro modo di scherzare.
So il nome dei miei gatti, del mio cane e dei miei porcellini. Ho visto le mie unghie che si spezzano esattamente mentre afferro la forchetta per banchettare.
Quella calza smagliata, imbarazzante ma divertente.
I miei occhi che diventano verdi e vorrebbero essere neri.
La bocca che si impasta, la pelle che si scarabocchia. So anche quanto farà bene quell'abbraccio.
Conosco tutto. Ho studiato tutto. Ho organizzato tutto.
Ma non arriva mai. Mai.

Presi il mio cuore
e lo posi nella mia mano

lo guardai come chi guarda
grani di sabbia o una foglia.

Lo guardai pavido e assorto
come chi sa d'esser morto;

con l'anima solo commossa
del sogno e poco della vita.


Fernando Pessoa
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giovedì, 13 aprile 2006
Saper leggere il libro del mondo
Con parole cangianti e nessuna scrittura
Nei sentieri costretti in un palmo di mano
I segreti che fanno paura
Finchè un uomo ti incontra e non si riconosce
E ogni terra si accende e si arrende la pace...

Mi sono svegliata con in bocca le parole di De Andrè. Mi fluttuavano addosso come una carezza delicata nel dormiveglia, sulla pelle che scotta di sonno.
Peccato mi manchi ancora il punto di vista di Dio.

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mercoledì, 12 aprile 2006
Non lo so, non lo so.
Non è rumore e non è silenzio.
Adesso spengo tutto: luci e rappresaglie. Vado a naufragare in una notte sconsolata piena di feritoie che lasciano nudi squarci di primavera.
Prendo un paio di fogli, delle puntine da disegno per camminarci sopra a piedi nudi, un tubo di colore tossico da schizzare in faccia a chi si avvicina.
Non è fastidio, non è rabbia.
Ora mi bacio le clavicole e mi allungo il collo come una donna di Modigliani. Mangio qualche poltiglia piena di coloranti e mi dipingo lo stomaco.
Non è angoscia, non è paura.
Presto mi potrete trovare dentro il guscio della mia tartaruga, stretta in un abbraccio con il suo vecchio e rugoso corpo. Le somiglierò prima o poi.
Non è ansia, non è un rigurgito di orgoglio.
Farò in tarda serata un ponte di stuzzicadenti per le formiche: sono stanca di vederle arrancare per arrivare fino al mio davanzale dal muretto di fronte.
Non è infantilismo, non è una botta di acido.
Vado ad infilarmi in un tombino per nuotare in una melma tangibile e non rarefatta come quella che ho in testa. E niente stivali di gomma!
Non è sconforto, non è eroismo.
Mi riempirò la gola di fuoco per dare un senso alla quantità esagerata di succhi gastrici nel mio stomaco e poi lancerò fiamme nel cielo.

È solo un po' di stanchezza. È solo che certe volte proprio non riesco a farmi capire. È solo che quando decido di difendermi lo faccio sempre nel modo sbagliato.
Forse è come dice Battiato: ho un malessere speciale.
Mi ci vuole un'altra vita, ma già con questa faccio dei bei casini.

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martedì, 11 aprile 2006
Bones

I don't wanna be crippled cracked
Shoulders, wrists, knees and back
Ground to dust and ash
Crawling on all fours

When you've got to feel it in your bones
When you've got to feel it in your bones

Now I can't climb the stairs
Pieces missing everywhere
Prozac painkillers

When you've got to feel it in your bones
When you've got to feel it in your bones

I used to fly like Peter Pan
All the children flew when i touched their hands

You say you've got to feel it in your bones
You say you've got to feel it in your bones


Radiohead

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lunedì, 10 aprile 2006
Un giorno avrò un fucile per difendere la mia casa.
Potrò starmene nuda sul dondolo della veranda e accarezzare quel calcio di legno profumato. Frugherò lo spazio che mi separa dal cancello che delimita la mia proprietà con dita affusolate e per nulla stanche. Curiose, affamate, ma delicate. Dita che danzeranno come a disegnare una ragnatela che si vede solo in controluce. Sobbalzerò quando sentirò il cancello aprirsi, il fucile carico mentre prendo la mira. Riabbassandolo ti sorriderò e tu inizierai con i tuoi "è come se...".
È proprio come se ti vedessi anche adesso che mi racconti delle mie facce e dei miei mille pezzi che cadono in frantumi ai miei piedi. E tu li raccogli tutti, anche i più taglienti e i più minuscoli.
Lascerò sempre nudi i miei occhi per poter far entrare questa luce, proprio questa che è l'unica cosa che vorrei sempre portare con me. Anche quando avrò imparato a prendere bene la mira con il fucile prima di sparare.
Per ora sparo alla cieca, da dietro la porta di un cesso qualunque di un bar qualunque, di un posto qualunque.
Posso essere ovunque se non sono qui.

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venerdì, 07 aprile 2006
E guardo il mondo da un oblò...

Un quadrato e un cerchio concentrici. Ma il senso della geometria mi è sempre sfuggito, i rami a cui aggrapparsi fanno parte di qualche teorema?
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