mercoledì, 03 maggio 2006
Oggi ho dismesso gli abiti da bracconiera.
Una sala bianca dove, gentili, mi fanno accomodare e mi tolgono sangue.
«Poco, non si preoccupi...»
«Fatemi dormire ancora un po'. Fatemi un po' di posto di là e raccontatemi ancora di quei due...»
Nemmeno un caffè, non ce la faccio a tenere gli occhi aperti.
È una caduta di stile, ma non è importante, almeno così mi dicono.
È l'imbrunire e la stanza inneggia al Rosa.
Rosa cipria, quello del trucco delle guance nelle serate importanti.
Scatto istantanee in questi occhi screziati: una stanza che mi fa pena.
Pareti che formano angoli e in ogni angolo c'è qualcosa da nascondere perché è troppo rivedere.
Solo adesso mi sembra di accorgermi dell'attenzione malata che ci ho messo a trasformare i vertici in linee che smussano.
Un mobiletto piramidale verde a modificare l'angolo a est: quello in cui appoggiavate gli zaini nelle mattine in cui la scuola sembra meno interessante della misica.
Una tenda a velare quello a ovest: pieno di borse mai svuotate, ognuna con una cosa che calcifica e cristallizza un momento che non ho mai saputo ricreare.
Un mobile angolare a celare quello a nord: c'è uno spazio sotto, ma ci metti i piedo e non vedo quello che sta lì da 5 anni. La tua valigetta degli attrezzi. Tienila tu, ti potrebbe servire per quando ti metti a smontare tutto.
L'unico angolo visibile è quello dietro la porta. Sarà per questo che dormo dandole le spalle. Ci avevo messo delle foto.
Io non lo voglio vedere.
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martedì, 02 maggio 2006
5 mesi sono lunghi... 5 mesi sono lunghi... 5 mesi sono lunghi...

mi frulla in testa e vedo proprio quel numero scritto così, proprio io che detesto i numeri se non per precisare una data. Solo sul calendario tollero i numeri.
Eppure sta lì e scintilla: 5!
Dovrei, forse, fare dei saluti ben pensati e ragionati, ma, alla fine, non sono capace di queste cose.
Stavolta ci vado nuda sull'isola. Mi porto solo la pelle e le ciglia: proprio non mi va di staccarmele. Ma null'altro di appiccicato addosso.
Ho troppe cose che premono da dentro e non ho nessunissima intenzione di rallentare la loro uscita con lustrini e paillette messi qui fuori per abbellire lo spettacolo.
Questa sono. Nuda e cruda.
Una volta tanto so dirlo: "Non ti piace? Cambia strada."
E sorrido di me, di questa incertezza nei movimenti, di questa stanchezza negli occhi e di questa paura fottuta di continuare a inciampare sugli stessi sassi.
Mi sono lucidata per bene le ginocchia e, se vorrai, guardarci la tua faccia sei il benvenuto. Io non mi lancio più in voli senza ali e punti d'atterraggio.
Posso elaborare un lutto irrazionale, ma non posso farmi carne per gli zombie. Gli horror più difficili da realizzare sono proprio quelli sui morti-viventi: è facile cadere nella banalità e gli effetti speciali non salvano i contenuti scadenti.

Oddio che bella questa voce! Stai ancora un po' qua che è dolce tutto questo e, hai ragione ancora una volta, quando dici che non fa male. Non sei saggio (prego tu non lo sia mai), Arlecchino, ma sai così tante cose. Dimmi dov'è che le vedi, ti prego.
Le margherite? Sì, le margherite si risollevano sempre quando mi alzo dal prato e anche le tue. Guarda che belle!
Perdonami se sto seduta e ti sembro distratta: è solo un po' di stanchezza e tanti panni da lavare che, lo sai, mi sporco sempre quando vedo uno specchio.

Ecco qua. Ho preso tutto: un crine viola che puzza di lavanda plastificata, un interno 17 nuovo di zecca, la promessa di un bacio un giorno di questi, IT, un mouse a forma di rana e un quaderno intonso.
Li troverò tutti nell'armadio appena arriverò.

Isola vecchia, via della spada che continua.

Magari torno con un nuovo tatuaggio...
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lunedì, 01 maggio 2006
Aspetta chi ha aspettato
Che sia compiuta l'attesa di chi attende
Non sono strutturato
In modo di poter reggere per molto tempo ancora

Sotto la calma apparente
Di un assordante frastuono
Dissonanze chiassose e confuse
Armonie affannate e sconnesse
Leggere increspature agli orli

Ho dato al mio dolore (Aspetta chi ha aspettato)
La forma di parole abusate (Che sia compiuta l'attesa di chi attende)
Che mi prometto di non pronunciare mai più (Non sono strutturato)
(In modo di poter reggere per molto tempo ancora)

Alimentare catena implacabile
Pause tranquille atte alla digestione
Intransigenze mute
Rabbiose devozioni

Ho dato al mio dolore
La forma di parole abusate
Che mi prometto di non pronunciare mai più
Che mi prometto di non pronunciare mai più

Ho dato al mio dolore
La forma di abusate parole
Lasciando perdere attese ritorni
Ho aperto gli occhi dall'orlo increspato

Ho visto un'alba blu
Ho visto un'alba blu
Ho visto un'alba blu.

Ho visto un'alba BLU.


E, strappandomi silenziosamente, la vado a seguire: non ho scelta.


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