Oggi ho dismesso gli abiti da bracconiera.
Una sala bianca dove, gentili, mi fanno accomodare e mi tolgono sangue.
«Poco, non si preoccupi...»
«Fatemi dormire ancora un po'. Fatemi un po' di posto di là e raccontatemi ancora di quei due...»
Nemmeno un caffè, non ce la faccio a tenere gli occhi aperti.
È una caduta di stile, ma non è importante, almeno così mi dicono.
È l'imbrunire e la stanza inneggia al Rosa.
Rosa cipria, quello del trucco delle guance nelle serate importanti.
Scatto istantanee in questi occhi screziati: una stanza che mi fa pena.
Pareti che formano angoli e in ogni angolo c'è qualcosa da nascondere perché è troppo rivedere.
Solo adesso mi sembra di accorgermi dell'attenzione malata che ci ho messo a trasformare i vertici in linee che smussano.
Un mobiletto piramidale verde a modificare l'angolo a est: quello in cui appoggiavate gli zaini nelle mattine in cui la scuola sembra meno interessante della misica.
Una tenda a velare quello a ovest: pieno di borse mai svuotate, ognuna con una cosa che calcifica e cristallizza un momento che non ho mai saputo ricreare.
Un mobile angolare a celare quello a nord: c'è uno spazio sotto, ma ci metti i piedo e non vedo quello che sta lì da 5 anni. La tua valigetta degli attrezzi. Tienila tu, ti potrebbe servire per quando ti metti a smontare tutto.
L'unico angolo visibile è quello dietro la porta. Sarà per questo che dormo dandole le spalle. Ci avevo messo delle foto.
Io non lo voglio vedere.
Una sala bianca dove, gentili, mi fanno accomodare e mi tolgono sangue.
«Poco, non si preoccupi...»
«Fatemi dormire ancora un po'. Fatemi un po' di posto di là e raccontatemi ancora di quei due...»
Nemmeno un caffè, non ce la faccio a tenere gli occhi aperti.
È una caduta di stile, ma non è importante, almeno così mi dicono.
È l'imbrunire e la stanza inneggia al Rosa.
Rosa cipria, quello del trucco delle guance nelle serate importanti.
Scatto istantanee in questi occhi screziati: una stanza che mi fa pena.
Pareti che formano angoli e in ogni angolo c'è qualcosa da nascondere perché è troppo rivedere.
Solo adesso mi sembra di accorgermi dell'attenzione malata che ci ho messo a trasformare i vertici in linee che smussano.
Un mobiletto piramidale verde a modificare l'angolo a est: quello in cui appoggiavate gli zaini nelle mattine in cui la scuola sembra meno interessante della misica.
Una tenda a velare quello a ovest: pieno di borse mai svuotate, ognuna con una cosa che calcifica e cristallizza un momento che non ho mai saputo ricreare.
Un mobile angolare a celare quello a nord: c'è uno spazio sotto, ma ci metti i piedo e non vedo quello che sta lì da 5 anni. La tua valigetta degli attrezzi. Tienila tu, ti potrebbe servire per quando ti metti a smontare tutto.
L'unico angolo visibile è quello dietro la porta. Sarà per questo che dormo dandole le spalle. Ci avevo messo delle foto.
Io non lo voglio vedere.
