mercoledì, 29 novembre 2006
Ho un destino da inseguire. Un sogno da cancellare. Una fantasia da addormentare.
Non mi tremano, le gambe, ma gli incisivi traballano: succede quando i pugni sono ben assestati.
Di lividi ne ho tanti, ma mi piace. Sono impronte, sono scritte sui muri e dicono:
GUARDATEMI! ECCO: VOI SIETE STATI QUI!
venerdì, 17 novembre 2006
Sono i dettagli che mi interessano.
Solo dai dettagli riesco a ricostruire un insieme che, però, non mi interessa se non nella misura in cui mi fornisce un altro dettaglio.
Sarà per questo che quando guardo una foto, l'ultima cosa che vedo sono le facce impostate in un sorriso.
martedì, 14 novembre 2006

Cancello per le ombre.
domenica, 12 novembre 2006
Il brivido dell'acqua mi solletica le tasche dei jeans. Si fa silenzioso il pomeriggio lento e sonnecchiante. Dormicchiano le mie matite sul tavolo in disordine, accanto a un tovagliolo pieno di impronte invisibili. Trito il mio cuore che centrifuga su una ragnatela di orgoglio mal mascherato, fiero pasto per le zanzare sopravvissute ai primi freddi. Vorrei agganciarmi in alto, su un ramo che comunica con le radici. Basta sconnessioni: appoggiatemi e dimenticatemi in un angolo. Un solo giorno di riposo: domani mi rialzerò tra le iridescenze scoppiettanti dentro il fiato di un gatto.
sabato, 11 novembre 2006
Il mare si è fermato
Non c'è un filo di vento
Eppure le cose continuano a muoversi
Ma le cose non cambiano mai
Si spostano solo da un luogo ad un altro
All'improvviso il mare si è fermato
Gira la chiave nell'acqua
Le navi tornano in porto
Non c'è un filo...
Marco Parente
sabato, 11 novembre 2006
Mi guardo riflessa nel vetro, provando nuove facce. Non sono convincente.
Riprendo quella di ieri, un po' sbattuta e con le labbra tese che non sembrano nemmeno morbide.
Svuoto zaini dopo giorni di assenza e tutto mi sembra uguale, anche se non trovo nulla dove lo avevo lasciato. Ma so che è una sensazione che durerà poco.
Strappo foglie di insalata per la tartaruga, invidiandola per il suo modo sereno di aspettare il letargo.
Una doccia, qualche telefonata e arriva la sera. Non riesce a sorprendermi la sua sfumatura grigia che bussa alla finestra. La aspetto ad occhi chiusi e vedo solo quello che mi pare. Bevo un té che sa di gelsomino e aspetto le attese. Mi tuffo nel deserto dei Tartari e mi ritrovo sotto le coperte con il mantello di Drogo a scaldarmi. Il mattino ha l'oro in bocca, dicono. Ma io sento solo il sapore aspro di qualche ora dormita male.