lunedì, 26 febbraio 2007
Forse la verità è fatta di organi sanguinanti, di ingranaggi, di buchi non riempiti, è un retroterra di nulla in una distesa di tempo infranto, destinato a sciogliersi.
Edward Bunker, Come una bestia feroce
martedì, 20 febbraio 2007
È difficile stabilire come si attui la maledizione del "perdere tempo". Basta un pomeriggio in cui si risponde delicatamente "non importa cosa facciamo" per innescare quel velo grigio che somiglia tanto alla nube di smog che sovrasta le metropoli.
E di nuovo rientra in gioco il tempo sospeso extraordinario che somiglia come uan goccia d'acqua a quello della vacanza. Mi piace, sì. Ma io vorrei essere il quotidiano che sorride.
mercoledì, 14 febbraio 2007
Ho fotografato manichini per due ore. Tu ridevi e io pensavo che non so mettere a fuoco.
Non solo con quell'obiettivo di cui provi a insegnarmi i segreti.
E loro erano immobili, sbiaditi, consumati. Come le tue mani quando hai finito di smontare tutto.
Pensavo anche a quel giorno in cui ho preso un caffè da sola in una stazione lontana solo per fare presenza.
Ora tendo al verde, si direbbe a guardarmi.
Tu mi guardi, li sento i tuoi occhi addosso. Ma non capisco.
Non capisco cosa ti dica la riga verticale che ho in mezzo alla fronte. È solo una schifosa ruga che mi ricorda quante volte stringo forte le palpebre per cacciare via tutto quanto.
Ho una gomma da masticare attaccata ai pantaloni, non lo perdo mai il vizio di sedermi per terra.
Dici che è sporco?
Dovresti vedere cosa ho dentro.
mercoledì, 07 febbraio 2007
Rocco ti fa un sorriso e ti cambia la giornata.
lunedì, 05 febbraio 2007
Le Danze Notturne
Un sorriso è caduto nell'erba.
Irrecuperabile!
E come si perderanno le tue
danze notturne. Nella matematica?
Questi salti e spirali così puri
Di sicuro percorrono
il mondo per sempre, io non resterò del tutto
svuotata di bellezze, il dono
del tuo piccolo respiro, il profumo
d'erba bagnata dei tuoi sonni, gigli, gigli.
La loro carne non ha somiglianza alcuna.
Fredde pieghe dell'io, la calla,
e il giglio tigrato, che si fa bello---
macchie, e un ventaglio di petali ardenti.
Le comete
hanno da attraversare tanto spazio,
tanto freddo, oblio.
Così i tuoi gesti si sfioccano---
caldi e umani, poi la loro luce rosa
che gocciola e si sfalda
dalle nere amnesie del cielo.
Perché mi sono date
queste lampade, questi pianeti
che cadono come benedizioni, come fiocchi
esagonali, bianchi
sui miei occhi, sulle labbra, sui capelli
e toccano si dissolvono.
Nel nulla.
Sylvia Plath
giovedì, 01 febbraio 2007
Trabocco vuoto e silenzi abbandonati percuotono l'origami di cui io, ripiegata su me stessa, sono la carta.
Dove l'ho già vista la tua faccia?
There' s no choice sussurra.
NO CHOICE urla.
E il parlare un'altra lingua non preserva dal freddo ai piedi.
Volevo solo dormire un altro po'.
Ma dove l'ho già vista la tua faccia?
Non ci voglio tornare là dentro: c'è puzza di ostriche masticate e ti infilano le lische sotto le unghie quando ti addormenti.
La tua faccia. Dove ti ho visto?
Ho vestito le mani di unghie d'oro per graffiarti.
Se non avessi bisogno di odiarti, ti ucciderei.
Mi lascio tramortire dal sole... la tua faccia, cazzo!