E ci risiamo. Non riesco a leggere.
Queste stupide cose bianche non ammettono intersezioni con altri mondi paralleli.
E mi ritrovo con le solite ombre (fedeli carceriere digrignanti) che non so più se mi seguono per acciuffarmi quando cammino rasente i muri, accarezzando con il palmo aperto l'intonaco bianco-orrore-sterile-inattacabile-isolante-riflettente, o se sono io che, scavando io con le unghie (corte, all'infinito) nelle crepe invisibili al resto de mondo, le faccio uscire a circondarmi, a immobilizzarmi.
Che, purtroppo, si arriva a un punto in cui non si distingue più "da dove tutto è cominciato" e la prima volta è uguale a tutte le altre.
Ci si abitua, anzi no, ci si arrende. E prima o poi i giorni diventano tutti feriti e ci vorrebbe un Dylan Dog.
Ma ormai gli incubi non sono più condivisibili.
Quando si vive in una clessidra si può morire soffocati dalla sabbia prima che il tempo sia scaduto.
Queste stupide cose bianche non ammettono intersezioni con altri mondi paralleli.
E mi ritrovo con le solite ombre (fedeli carceriere digrignanti) che non so più se mi seguono per acciuffarmi quando cammino rasente i muri, accarezzando con il palmo aperto l'intonaco bianco-orrore-sterile-inattacabile-isolante-riflettente, o se sono io che, scavando io con le unghie (corte, all'infinito) nelle crepe invisibili al resto de mondo, le faccio uscire a circondarmi, a immobilizzarmi.
Che, purtroppo, si arriva a un punto in cui non si distingue più "da dove tutto è cominciato" e la prima volta è uguale a tutte le altre.
Ci si abitua, anzi no, ci si arrende. E prima o poi i giorni diventano tutti feriti e ci vorrebbe un Dylan Dog.
Ma ormai gli incubi non sono più condivisibili.
Quando si vive in una clessidra si può morire soffocati dalla sabbia prima che il tempo sia scaduto.
