giovedì, 09 agosto 2007
E ci risiamo. Non riesco a leggere.

Queste stupide cose bianche non ammettono intersezioni con altri mondi paralleli.

E mi ritrovo con le solite ombre (fedeli carceriere digrignanti) che non so più se mi seguono per acciuffarmi quando cammino rasente i muri, accarezzando con il palmo aperto l'intonaco bianco-orrore-sterile-inattacabile-isolante-riflettente, o se sono io che, scavando io con le unghie (corte, all'infinito) nelle crepe invisibili al resto de mondo, le faccio uscire a circondarmi, a immobilizzarmi.

Che, purtroppo, si arriva a un punto in cui non si distingue più "da dove tutto è cominciato" e la prima volta è uguale a tutte le altre.

Ci si abitua, anzi no, ci si arrende. E prima o poi i giorni diventano tutti feriti e ci vorrebbe un Dylan Dog.

Ma ormai gli incubi non sono più condivisibili.

Quando si vive in una clessidra si può morire soffocati dalla sabbia prima che il tempo sia scaduto.
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martedì, 07 agosto 2007
"Fai paura perché non hai paura".

Ma io ho paura di non avere paura: quando non ce l'ho è perché non ho più niente da perdere.

Ed è tanto tempo che ormai è così.



Io penso alla morte e le do la mano.



E tu hai paura del sangue, eppure fai le prove con il rasoio sulla mia pancia.

Lei, però, è più furba di te.

Non tradisce mai le aspettative.
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